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Evento
quando: 13.01.2008 - 19.08.2010  
Titolo dell'Evento A riposo per il tempo della \\\"cova\\\"
dove: ......................... - ...................
Categoria: Articolo
 
Descrizione Evento:

A RIPOSO PER IL TEMPO DELLA ‘COVA’

di Giorgia E.Cozza

Consulenza di:

Alessandra Russolo ginecologa

Alessandra Bortolotti psicologa perinatale



Signora, deve stare a riposo”. Ecco una frase che molte future mamme si sono sentire dire, a un certo punto della gravidanza, dal proprio ginecologo. Le cause possono essere molteplici e l’indicazione può essere dettata da motivi precauzionali in seguito ad eventuali problemi che si sono presentati durante una gravidanza precedente, o perché l’attesa è effettivamente a rischio. Ma cosa si intende nella pratica per stare a riposo? Quali sono le attività e i comportamenti da evitare e quali invece le azioni quotidiane che non rappresentano un problema? E come regolarsi con il lavoro? Sono numerosi i dubbi che possono sorgere, quando la futura mamma si sente ‘prescrivere’ un periodo di riposo, così come è possibile che la notizia venga accolta con una certa preoccupazione. Preoccupazione che a volte si trasforma in vera e propria ansia se si vive questo periodo di ‘inattività’ come una sconfitta e un peso. “Oggi si tende a valorizzare la donna che anche in gravidanza riesce a fare ‘tutto’, a portare avanti impegni ed attività fino all’ultimo (quindi a pochi giorni dal parto), come se non fosse incinta” considera Alessandra Russolo, ginecologa a Padova. “Per questo si parte già con il timore di non essere in grado di comportarsi secondo le aspettative della nostra società – per la quale se non produci non vali – e quando ci si sente raccomandare il riposo lo si vive come un dramma. In realtà ‘stare a riposo’ non significa non fare nulla, ma significa ‘covare’, far crescere il bimbo mettendo a sua disposizione oltre al proprio corpo anche il proprio tempo. Riposando la donna svolge quindi il suo ruolo di gravida e non deve sentirsi inoperosa o ‘improduttiva’ dato che, al contrario, è produttiva al massimo, anzi ‘riproduttiva’: sta facendo un bambino!”

Futura mamma a riposo: perché?

Ci sono casi in cui alla futura mamma viene consigliato il riposo anche se si sente in ottima forma, e altri casi in cui invece è lei a segnalare al ginecologo sintomi o sensazioni che rendono necessarie delle accortezze in più.

Quando è una precauzione

A volte l’indicazione di stare a riposo ha un valore precauzionale” considera la ginecologa, “poiché ci sono dei fattori di rischio collegati ad una precedente gravidanza in cui si sono verificate delle complicazioni: contrazioni, minaccia di parto prematuro (o parto prematuro), gestosi, incompetenza cervicale (ovvero la tendenza ad aprirsi del collo dell’utero, per cui può essere stato necessario un cerchiaggio). In presenza di un pregresso problematico, è probabile che il ginecologo, per precauzione, suggerisca alla mamma di restare a riposo anche in assenza di sintomi preoccupanti”.

Quando è un rimedio

Altre volte invece, il problema è legato alla gravidanza in corso.

La causa più frequente è quella dell’ipercontrattilità uterina, ovvero la presenza di contrazioni, una problematica che può avere diversi gradi e per cui viene prescritto un riposo ‘proporzionato’ alla gravità della manifestazione” spiega Alessandra Russolo.

Il ginecologo valuterà infatti se le contrazioni hanno portato una modificazione del collo dell’utero (che ha iniziato a raccorciarsi o rammollarsi) o se, al contrario, pur essendo fastidiose non hanno provocato nessuna variazione e il collo si presenta chiuso.

Tra le motivazioni che possono rendere necessario un periodo di riposo, nel primo trimestre c’è la minaccia d’aborto che si manifesta con perdite ematiche che possono essere associate a dolore al basso ventre.

Superato il primo trimestre, le situazioni di rischio che richiedono particolari accortezze sono invece l’ipertensione arteriosa e la gestosi gravidica (patologie materne che possono causare un parto pretermine) e il ritardo di crescita fetale”.

Il riposo è la prima terapia

Quella di stare a riposo, è la prima indicazione che la futura mamma riceve quando si presenta un problema e rappresenta il primo passo da intraprendere per evitare che eventuali patologie o situazioni di rischio si aggravino. Ma il fatto di evitare sforzi fisici, riguardarsi, o – in caso di riposo assoluto – restare a letto per un periodo più o meno lungo, può davvero rivelarsi risolutivo?

In molti casi può essere la terapia, ovvero il rimedio che da solo, senza trattamenti aggiuntivi permette di risolvere la situazione” considera Alessandra Russolo. “Quando il riposo non è sufficiente, a secondo della patologia, il ginecologo prescrive una terapia farmacologica. Ad esempio, se come spesso accade, il problema è l’ipercontrattilità uterina, si ricorre alla terapia tocolitica, ma attenzione, il primo rimedio resta sempre il riposo, che non può essere sostituito dai farmaci ma solo ‘affiancato’.

Ricordiamo infine che la donna a cui viene consigliato di riguardarsi e riposare, evitando ogni fatica fisica, dovrà ‘guardarsi’ anche dallo stress. Recenti studi hanno, infatti, dimostrato che la componente emotiva può essere disturbante e che tensioni emotive importanti si trasferiscono a livello somatico causando o accentuando tensioni muscolari ed aumentando un’eventuale ipertensione”.

La serenità della futura mamma è davvero importante” sottolinea Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale a Firenze, “può incidere molto sul suo benessere fisico e sul buon proseguimento della gravidanza stessa. E soprattutto sarà bene allontanare eventuali sensi di colpa o pensieri negativi (come quello di non essere in grado di portare a termine l’attesa o di essere la causa di eventuali problemi) che non hanno ragione di essere; non si può sempre ‘controllare’ tutto e l’ansia può solo peggiorare la situazione”.

Stare a riposo: cosa significa?

Ma cosa si intende in pratica, nella vita quotidiana, fatta di mille impegni ed occupazioni, con la raccomandazione di ‘stare a riposo’?

Cosa si può fare e cosa no? E se una donna ha già dei bambini che hanno bisogno delle sue cure, come deve regolarsi?

Stare a riposo significa prima di tutto non fare sforzi fisici” considera la ginecologa, “quindi evitare di portare i sacchi della spesa, di salire e scendere le scale più volte, di trascorrere troppo tempo in auto per viaggi lunghi o per numerose ‘trasferte’ nella stessa giornata.

Se la donna è già mamma e deve accudire uno o più bimbi potrà seguire qualche semplice, ma necessario accorgimento: anziché prendere in braccio il suo piccino sollevandolo da terra (lo sforzo se si compie questo gesto, riguarda proprio i muscoli del pavimento pelvico) potrà farlo salire sul divano e alzarlo da lì. Se il bambino frequenta la scuola materna e non c’è nessuno che possa accompagnarlo e andarlo a riprendere (neppure mettendosi d’accordo con altre madri), allora la mamma dovrà riposare sul divano o a letto, una volta di ritorno dall’asilo.

In sostanza è necessario ‘compensare’ sempre: se durante la mattina ci si trova costrette ad uscire per sbrigare eventuali commissioni (o sottoporsi a visite e controlli), il pomeriggio sarà dedicato al riposo.

In generale il suggerimento è quello di programmare le proprie attività in modo da non farne coincidere troppe nella stessa giornata o in più giornate consecutive.

Attenzione, a volte si confonde lo stare a casa con il riposare: il fatto di non uscire non basta se poi ci si occupa delle faccende domestiche e si è sempre in movimento. Riposare significa, per alcune ore, restare comodamente sedute o sdraiate e rilassarsi. Per questo l’ideale sarebbe collocare il telefono, il libro, le bevande che possono servire accanto al divano, in modo da non aver alcun motivo per alzarsi”.



In questi casi il riposo è assoluto

Ci sono patologie e situazioni di rischio per cui si rende necessario un ‘riposo assoluto’” spiega la ginecologa, “con questa definizione ci si riferisce all’allettamento: la donna deve rimanere sdraiata a letto e può alzarsi solo per andare in bagno e per consumare i pasti (in questo caso si valutano con il medico fattori quali la collocazione della cucina: se per raggiungerla si dovranno salire delle scale probabilmente non sarà fattibile).

Per quanto riguarda invece, la possibilità di recarsi al bagno è molto raro che non venga ‘concessa’ e solitamente questa limitazione riguarda solo situazioni di grave rischio per cui è previsto il ricovero ospedaliero.

Quando c’è una minaccia importante di parto prematuro (ad esempio perché è avvenuta una rottura delle membrane) la gestante viene ricoverata in ospedale, dove le vengono assicurate le cure necessarie ed è possibile intervenire prontamente in caso di emergenza”.

Inoperose? Assolutamente no!

Anche quando la futura mamma deve restare a letto non significa che necessariamente debba vivere un periodo di completa inattività” commenta la psicologa perinatale. “Potrà infatti dedicarsi al proprio piccino che cresce nel pancione cercando un contatto più profondo con lui e concentrandosi sui suoi movimenti, ma non solo.

Questa può essere l’occasione per leggere quei libri per cui non era mai riuscita a trovare il tempo, per guardare dei film, navigare in internet o impegnarsi in attività che non richiedono sforzi, quali il ricamo o il lavoro a maglia.

Molto utile può essere anche la scrittura: affidare alla penna pensieri ed emozioni, può aiutare a superare i momenti in cui la situazione o la solitudine diventano meno sopportabili. Il diario rappresenta uno strumento che permette di scaricare ansie e tensioni e che, se la donna lo desidera, può essere condiviso con il marito, ma anche un ricordo da far leggere un giorno al proprio bambino!

E se ci sono già dei bimbi, la mamma potrà intrattenerli facendo insieme a loro lavoretti che ai piccoli piacciono molto, come il decoupage, la pittura o la pasta di sale (che si possono eseguire restando a letto). E, naturalmente, si potranno raccontare favole e leggere libri illustrati”.

In questo modo non solo ci si dedicherà ai propri figli (quello nel pancione e gli altri) ma ci si terrà impegnate, concentrandosi su attività piacevoli e gradite, allontanando così l’ansia e le preoccupazioni.

Il riposo può infine essere sfruttato per organizzare il ‘dopo’, ovvero il periodo successivo alla nascita, quando il tempo a disposizione sarà sicuramente meno, poiché si è occupati nella cura del bebé” conclude Alessandra Bortolotti, “in questa fase si potranno programmare i primi mesi dopo il parto ad esempio trovando un aiuto per le faccende domestiche o selezionando eventuali baby sitter a cui affidare il bimbo quando si rientra al lavoro”.

E il lavoro?

Quando è necessario restare a riposo” spiega Alessandra Russolo, “il ginecologo prescrive l’astensione dal lavoro per alcuni giorni se si tratta di un problema risolvibile in tempi brevi, o prepara il certificato per la maternità anticipata se la situazione lo richiede.

Più complicata è la questione se la donna in dolce attesa è una libera professionista, lavora in proprio o comunque non ha un lavoro dipendente.

In questo caso il ginecologo valuterà insieme a lei alcuni parametri: continuare a lavorare sarà possibile solo se la professione non richiede sforzi fisici, non implica la necessità di alzarsi e sedersi ripetutamente o di restare in piedi troppo a lungo. Anche gli spostamenti in auto sono significativi, e i chilometri che vengono percorsi quotidianamente per raggiungere il luogo di lavoro dovranno essere presi in considerazione per stabilire se non sia opportuno interrompere temporaneamente la propria attività e concentrarsi solo sul benessere proprio e della creatura che si porta in grembo”.



Un’opportunità da non sottovalutare

Riposo inteso come risorsa. Inteso come opportunità per vivere la gravidanza in modo più ‘lento’ e riflessivo, sfruttando questo tempo privilegiato da dedicare a sé stesse e al proprio bimbo. “Quando si parla di riposo, c’è una grande differenza tra il dover restare a letto a casa propria e l’essere invece ricoverate” considera la psicologa Alessandra Bortolotti. “Mentre in ospedale (in un ambiente estraneo, alle prese con regole ed orari del reparto) ci si trova a vivere una situazione di stress per cui serve un po’ di pazienza in più, a casa il riposo può sicuramente rappresentare un’opportunità preziosa.

Si tratta infatti di un’occasione – molto rara – per prendersi una pausa, per uscire dalla routine schiacciante della nostra società, fatta di auto, cellulari che squillano, impegni e ritmi frenetici.

La futura mamma ha la possibilità di creare una ‘tana’ fisica ed emotiva per sé e per il proprio piccino. Può pensare al bambino che cresce nel suo grembo e cercare un contatto più intenso e profondo con lui, ma anche dedicarsi a se stessa, al proprio corpo che sta cambiando e alle attività rilassanti che preferisce (cosa questa che, probabilmente, dopo la nascita, non sarà più così facile ed immediata).

E se la mamma ha già dei bambini, questa è l’occasione per stare con loro, assicurandogli una presenza continua: seppur con i propri limiti ‘fisici’, lei ci sarà per loro 24 ore su 24, e questo è già molto importante.

In ogni situazione infine, anche se dovesse rendersi necessario un ricovero, è fondamentale che la futura mamma si sforzi di vivere con tranquillità questo periodo, pensando che la sua serenità gioverà certamente al bimbo”.

Compagnia, aiuto pratico e… allegria!

Come aiutare la futura mamma a vincere l’ansia e le preoccupazioni? Di cosa ha più bisogno in questa situazione così particolare? “Di compagnia, incoraggiamento e supporto pratico” commenta la psicologa perinatale, Alessandra Bortolotti. “D’aiuto in questo senso potranno essere le persone che le stanno vicine: l’impegno di marito, familiari e amici sarà infatti quello di non aumentare la sua ansia (con continue domande sul suo stato di salute o considerazioni preoccupate e preoccupanti), e di rendersi utili chiedendole cosa fare ‘concretamente’ per lei, per scaricarla di alcune incombenze a cui non può più dedicarsi personalmente.

Fondamentale infine, è che chi fa compagnia alla futura mamma cerchi di regalarle un sorriso e un po’ di allegria, in questo modo la aiuterà a conservare (o riconquistare) la serenità di cui ha assolutamente bisogno in questo momento”.

 
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